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Possiamo ancora salvarci da un futuro alla Black Mirror?

il 10/01/18 16.18 di Gabriele Dusi su post-digital

Il mondo descritto da Black Mirror è un luogo invivibile: il futuro immaginato dallo sceneggiatore e produttore Charlie Brooker ci lascia interdetti, dipingendo uno scenario terrificante e morbosamente affascinante. E comincia a sembrare sempre più reale.

Per chi non lo sapesse, Black Mirror (disponibile su Netflix) è una serie di fantascienza composta da episodi stand-alone, ognuno incentrato su una tematica chiave della comunicazione odierna.

Satira e critica sociale fanno da sfondo a ogni episodio: nessuno di noi vorrebbe ritrovarsi in un episodio di Black Mirror, ma forse per quanto riguarda i Social Network siamo già nel lato oscuro del digital.

Ci sono le fake news dilaganti, community prossime all’analfabetismo ma con potere di parola determinante, guerre sessiste, shitstorm contro qualsiasi voce fuori dal coro, dati privati in libera diffusione. Sembra un po’ il deserto di Mad MaxNavighiamo in un ambiente nel quale Selvaggia Lucarelli decide se meriti il tuo posto di lavoro e una nota azienda dolciaria diventa la fiaba del Natale 2017 venendo sostenuta dallo stesso pubblico che l’ha boicottata un paio di Natali prima a causa di un meme sbagliato.

IL PUBBLICO È POTENZIALMENTE VITTIMA E CARNEFICE ALLO STESSO TEMPO.

Questo sistema è auto-alimentato dal pubblico: ecco quindi il seme della distopia di Black Mirror, una massa critica di odio e dileggio pronta a scagliarsi dove vira la corrente. 

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Fonte: USJ-R

Però questa volta abbiamo la capacità critica di poter intervenire, perchè siamo consapevoli di questo contesto. 

Possiamo andare oltre la semplice distinzione ATL/BTL, e perchè no, oltre i Social Network: ecco perchè le agenzie e le aziende dovrebbero tenere in considerazione che non esiste più confine tra l’ambiente digital e la realtà: siamo nell’era Post-Digital.

La tecnologia, sempre più presente e meglio integrata nella vita di tutti i giorni, vira verso la sintesi: la User Experience è soprattutto nella semplicità.

Se è vero che le Agenzie e i professionisti del marketing contribuiscono a guidare i trend della comunicazione, è loro dovere preparare le aziende a muoversi in questo nuovo scenario in continuo sviluppo.

Preparare una campagna di qualsiasi struttura richiede la valutazione di nuove variabili: presi dall’entusiasmo, con i Social forse non abbiamo fatto in tempo a prevenire il disastro, ma possiamo farlo con i nuovi scenari tecnologici emergenti.

Black Mirror è un monito.

Prendiamolo come un invito a ragionare su come "non fare andare tutto storto". Come accaduto con i social network.

Rispettiamo i dati riservati: sicuramente uno dei temi più affrontati oggi. Per avere una UE sempre più efficiente dobbiamo essere un libro aperto (pensate a quante informazioni su di voi acquisiscono degli innocui Fitbit). Il nuovo GDPR è perfettamente contestualizzato allo scenario che si sta configurando.

Meglio la qualità che la quantità: in un futuro tecnologico potenzialmente opprimente, essere circondati da messaggi pubblicitari potrebbe non renderci la vita migliore. Quello che è accaduto con i social in fondo è proprio questo: la quantità di informazioni disponibili è cresciuta così tanto da essere diventato tutto buzz di fondo.

Cerchiamo di essere etici: perchè in fondo da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Come agenzia ci siamo impegnati a diventare una B Corp proprio per questo motivo.

Potrebbe non piacerci questo cambiamento, e forse non tutti sono pronti, ma lo scenario è in evoluzione e dobbiamo adattarci, d’altronde nessuno di noi vorrebbe ritrovarsi in un episodio di Black Mirror, vero?

 

 


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