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Era la sera della vigilia di Natale, e il Q4 si stava per chiudere. Fuori si gelava, i passanti imbacuccati correvano a casa per festeggiare, mentre i ritardatari imploravano i commessi di farli entrare in negozio per gli ultimi acquisti.

Le maxiaffissioni brillavano dei colori delle feste e i Babbi Natale di diversi brand si sfidavano nelle strade dello shopping a chi fosse più disruptive e memorabile.

In un palazzo del centro, dietro un’importante porta a vetri, una luce era ancora accesa. La targa sulla porta diceva “Ebenezer Scrooge, Direttore Marketing”.

La targa sulla porta diceva “Ebenezer Scrooge, Direttore Marketing”.

E Scrooge, mi venga un colpo, era ancora alla sua scrivania, tutto affaccendato sul suo laptop come fosse un giorno qualsiasi. Nell’ufficio, a parte lui, non c’era più anima viva.

D’un tratto, nel silenzio lugubre dell’edificio, il suo smartphone vibrò e si illuminò. Un messaggio vocale dal suo assistente. Sì, proprio un messaggio vocale.

“Siamo tutti qui sotto per l’aperitivo di fine anno! Vieni?”

In sottofondo, poteva sentire il vociare alticcio del gruppo.

“Sciocchezze!” scrisse Scrooge in chat, richiudendo subito il telefono e rimettendosi al lavoro.

Sciocchezze, davvero. C’erano report da controllare, views da contare, e poi qualcuno doveva pur verificare la pianificazione della campagna di Natale, che era partita da qualche giorno e che sarebbe costata un bel po’ di denari. In tempi migliori, Marley sarebbe restato a lavorare insieme a lui. Il suo ex Responsabile Comunicazione condivideva il suo punto di vista, sulle feste e tutto il resto. Peccato avesse deciso di aprirsi un’agenzia da qualche parte.

Scrooge lavorò ancora un paio d’ore, finché non smise di ricevere risposte alle email e gli occhi non gli bruciarono. Allora chiuse il laptop, lo rimise nella sua borsa a tracolla, e spense la luce. L’ufficio piombò in un’ombra densa e definitiva.

Uscì dal portone e si avviò verso casa. I negozi, nonostante lo sfavillio di lucine, erano chiusi. Per strada non era rimasto più nessuno, a parte un camioncino della nettezza urbana che faceva avanti e indietro con un suono sordo e robotico. Faceva un freddo serio.

Scrooge rientrò nella casa vuota e silenziosa. Quell’anno non aveva neanche avuto tempo di addobbarla un po’, ma dopo tutti i preparativi per la mega-campagna di Natale, gli shooting coi cappellini a ottobre e le tonnellate di neve finta, non gli dispiaceva potersi dimenticare un po’ di quel periodo dell’anno.

Mentre si preparava un OKI per arginare il mal di testa, Scrooge percepì un movimento accanto a sé. Si girò di scatto, ma non vide nulla.

“Sciocchezze” - bofonchiò tra sé e sé.

Poi il rumore tornò, più forte. Stavolta Scrooge per poco non ci restò secco. Davanti a lui c’era Marley.

Stavolta Scrooge per poco non ci restò secco. Davanti a lui c’era Marley.

Il suo ex Responsabile Comunicazione era appoggiato al divano. Indossava un maglione a collo alto e dei pantaloni skinny. Soprattutto, sembrava evanescente. Attraverso i suoi vestiti nuovi nuovi, Scrooge intravedeva la trama del divano. Se non fosse stato la persona concreta che era, lo avrebbe detto un fantasma.

“Ma-ma-ma-marley!” - balbettò Scrooge - “Cosa ci fai qui? Non sei al lavoro? Sembri uno spettro!”

Marley rispose con una voce così lontana che pareva uscire dagli uffici dell’amministrazione: “Io sono uno spirito, Scrooge, e sono venuto qui per mettere un po’ di saggezza nella tua vecchia zucca. Scrooge! La strada su cui ti ostini a procedere è pericolosa. Guarda me: ho aperto un’agenzia di comunicazione. Pensi che sia felice? Al contrario: ho inseguito il profitto e per questo sarò per sempre incatenato a deadline chiaramente impossibili.”

“Ma… Marley, abbiamo sempre lavorato per il profitto io e te, che stai dicendo?”

“Tu non ricordi, Scrooge. Tu non capisci. Per questo stanotte riceverai la visita di tre spiriti. Loro forse riusciranno con te dove io ho fallito.”

Dette queste parole, Marley sparì con un elegantissimo fade out.

Scrooge restò lì a tremare, con il bicchiere di OKI in mano, solo. A forza, mangiò un piatto pronto, poi si costrinse ad andare a letto, e cadde in un sonno agitato.

La prima visita

Doveva essere passata appena un’ora, quando un forte rumore svegliò Scrooge, che saltò a sedere sul letto. La porta era spalancata: davanti a lui c’era un uomo con i capelli e la barba bianchi, giacca sportiva e maglietta. Fermo, in piedi, lo fissava con aria di sufficienza. Scrooge lo classificò a metà tra un pubblicitario e un hippy.

“Chi… chi sei tu?” - chiese - “e che ci fai in casa mia?”

“Io sono lo spirito delle campagne passate! C’è molto che non ricordi Scrooge, e non mi riferisco solo alla tua password di Netflix. Vieni con me, ti mostrerò!”

Senza sapere come né perché, Scrooge scese dal letto e prese la mano che lo spirito gli porgeva. Era fredda come una confezione di pisellini surgelati.

In un batter di ciglia, la camera da letto sparì. Divenne giorno. Scrooge si ritrovò in una piazza che gli parve familiare. Un brusio sempre più vicino si trasformò poco a poco in un canto di protesta: “Salviamo le balene! Salviamo le balene!”. Scrooge guardò meglio e vide un corteo di giovani, che da una via laterale entrava nella piazza. Bellissimi e sorridenti, come ai giovani riesce facile, ma con i vestiti di un altro decennio. Scrooge trasalì.

“Ricordi, ora?” - chiese lo spirito. E sì, Scrooge ricordava.

“Ma quello sono io” - mormorò, indicando un ragazzo che sembrava non avere dubbi né preoccupazioni - “Quanti capelli avevo!”

“Li hai persi per colpa della lacca! E se è per questo avevi anche meno occhiaie. Ma il punto non è questo. Il punto è che credevi in qualcosa. Non ti importava che sembrasse impossibile. E anche lei credeva in te” - aggiunse, indicando con un cenno della testa la ragazza bella e luminosa accanto al giovane Scrooge - “Oggi non credi neanche più nella wifi sul treno. Cosa conta ancora per te?”

“Io…” - Scrooge avrebbe avuto molto da dire, ma gli sembrava di aver perso la parola.

“Ti dico io cosa conta per te: il profitto e le vanity metrics! Ricorda, Scrooge, che sei stato qualcos’altro, e in questa stessa vita!”

Ricorda, Scrooge, che sei stato qualcos’altro, e in questa stessa vita!

Scrooge, afflitto, chiuse gli occhi per non vedere più.

D’incanto, proprio come se ne era allontanato, Scrooge si ritrovò nel suo letto. Stremato dall’emozione, cadde addormentato come un sasso.

La seconda visita

Una sveglia del telefono che non ricordava di aver impostato lo destò di soprassalto nel cuore della notte. Lo schermo indicava le 2:30 in punto. Si guardò attorno alla ricerca del secondo spirito, ma non vide nulla. Poi uno strano riflesso nella finestra attirò la sua attenzione. Scrooge si affacciò e nuovamente rischiò di lasciarci la pelle dallo spavento.

Là fuori, a pochi centimetri dal suo vetro, c’era un essere di dimensioni mostruose

Là fuori, a pochi centimetri dal suo vetro, c’era un essere di dimensioni mostruose, non c’è altro modo di definirle. Basti pensare che Scrooge abitava al quarto piano, e l’essere colossale arrivava senza problemi a spiargli in camera.

Si trattava di una sorta di scoiattolo, alto come un palazzo e vestito da ragazzo del college, con una felpa su cui era stata ricamata una grande “W”. Scrooge finalmente, in una parentesi di lucidità, ricordò: era Wiffy, la mascotte della loro ultima campagna.

“Ma tu sei...”

“Io” - rispose l’essere con una voce baritonale - “sono lo spirito delle campagne presenti, e sono venuto a prenderti perché c’è qualcosa che è importante che tu veda. Sali sulla mia mano!”.

Tremando, ma ormai assuefatto alle stranezze di quella notte, Scrooge aprì la finestra e salì docilmente sulla manona da cartoon dello spirito. A grandi passi, questo lo portò lontano, fuori dal centro, tra i palazzoni di una periferia che per lui era solo un nome sui cartelli della metro.

Le luci di Natale si erano diradate, restava qualche rotonda addobbata male, in mezzo a tanti scatoloni di cemento con le finestre troppo piccole.

Senza dire una parola, lo spirito si avvicinò ad uno dei palazzi e portò l’enorme zampa davanti a una finestra, così che Scrooge potesse guardare dentro.

“Perché siamo qui?” - chiese incerto.

“Non farmi il paladino della privacy proprio ora!” - tuonò Wiffy o, come preferiva essere chiamato, lo spirito delle campagne presenti - “guarda dentro, piuttosto!”

Scrooge strizzò gli occhi per adattarsi alla poca luce. Dietro la finestra c’era un piccolo salotto, illuminato a sprazzi da un albero di Natale di plastica alto poco più di un metro.

Su una cosa che in un dato momento doveva essere stata un divano, c’era la famiglia. Ci entravano a malapena, grossi com’erano. Padre, madre, due bambini saltellanti, tutti e quattro decisamente voluminosi. Dai pantaloni dell’uomo, sbordava una pancia fuori controllo. Davanti a loro, un televisore - comprato in offerta e caricato faticosamente nel portabagagli - trasmetteva un varietà di Natale.

“Dovrebbero fare del movimento!” - osservò Scrooge, premuroso - “del jogging, ma anche del pilates andrebbe bene!”

“Ma non hai proprio occhi?” - chiese lo spirito, severo - “Guarda quella busta, vicino al divano. Guarda quelle carte per terra.”

Scrooge vide e deglutì: “È… è il nostro pacco famiglia. 24 porzioni al prezzo di 12.”

Scrooge vide e deglutì: “È… è il nostro pacco famiglia. 24 porzioni al prezzo di 12.”

Lo spirito non disse nulla. Si limitò a fissarlo con una durezza insospettabile per una mascotte.

“Ma noi lo diciamo sempre di consumarlo come parte di una dieta variata e di uno stile di vita attivo!” si giustificò Scrooge affannosamente, citando automaticamente il copy sul packaging.

In quel momento l’immagine sullo schermo della tv cambiò: il varietà lasciò il posto alla pubblicità. Alla sua pubblicità.

Una famiglia gioiosa in forma smagliante giocava in giardino, senza smettere per un secondo di sorridere. Si tiravano la palla e si facevano scherzi, anche se ora Scrooge non ricordava più lo script, vedendola muta da dietro il vetro. Rammentò con soddisfazione la presentazione dell’agenzia, il casting (“mi raccomando, mediterranei ma non proprio terroni, eh?”), e la produzione.

Ora, però, che le due famiglie si fronteggiavano, qualcosa in Scrooge si mosse. Un senso di disagio, forse un barlume di senso di colpa. Ma non era finita. L’inquadratura strinse su un tavolino, mettendo a fuoco il formato famiglia in tutta la sua abbondanza. Vicino, un Wiffy piccolo e adorabile scodinzolava eccitato. E poi il claim. Qui Scrooge si vergognò davvero.

Cioccochips. Il nostro modo di volerci bene.

“E non osare dare la colpa al copy!” disse Wiffy leggendogli il pensiero “a te questo claim piaceva!”

A quel punto i bambini grassocci iniziarono a chiedere qualcosa al papà. Questi resistette un po’, poi sbuffando allungò una mano con un gesto abitudinario e pescò dal bustone altre due porzioni per i marmocchi. La madre, esausta, guardò appena. Poi, allungandosi a scavalcare il marito, ne prese una anche lei.

“È il loro modo di volersi bene!” - ironizzò lo spirito, che negli spot era decisamente più simpatico.

“Possiamo ripensare lo spot… magari fare un taglio più corto…” balbettò Scrooge. Ma lo spirito lo stava già riportando a casa sua. Attraversò nuovamente la città e lo posò con delicatezza nel suo letto.

Scrooge piombò in un sonno senza sogni.

La terza visita

A svegliarlo, questa volta, fu Alexa.

“C’è una visita!” - disse la voce sintetizzata. Scrooge aprì un occhio ma non vide nessuno. Era ancora notte, dell’alba neanche un accenno.

Poi la figura nera emerse dal buio della camera. Era un giovane, vestito di tutto punto. Un rampante. Di quelli che ti fregano il posto, se non ci stai attento.

Era un giovane, vestito di tutto punto. Un rampante. Di quelli che ti fregano il posto, se non ci stai attento.

“Scrooge...” - disse con un tono un po’ untuoso - “sono lo spirito delle campagne future. C’è qualcosa che vorrei farti vedere. Seguimi.”

A differenza dei primi due spiriti, il terzo non fece nulla di particolarmente magico. Semplicemente, scesero insieme in ascensore e si misero in cammino. Scrooge sospettò che fosse uno spirito a basso budget.

Era sempre notte, la città era deserta. Le strade erano quelle che Scrooge conosceva bene. Anzi, era proprio una strada che conosceva bene: quella - piuttosto breve - che faceva ogni giorno per andare in ufficio. Le luci di Natale, però, non si vedevano: la città sembrava spenta.

Scrooge Continuò a seguire passivamente lo spirito delle campagne future, finché questi non si fermò di colpo e gli chiese: “Noti nulla?”

Scrooge ci pensò un attimo, poi riconobbe il luogo e rispose con soddisfazione:

“Ma qui c’è il mio ufficio!”

“C’era il tuo ufficio vorrai dire.”

Sentendo le parole dello spirito, Scrooge si rese conto che dal palazzo era scomparso il logo dell’azienda, così come anche le bandiere. Era tornato un edificio piacevolmente anonimo. Al terzo piano, delle lettere adesive sulle finestre formavano una scritta:

Y-O-G-A-P-E-R-C-A-N-I

“Ma dove sono andati tutti?” “Non c’è più nessuno, Scrooge. Nel futuro prossimo, la tua azienda semplicemente non esisterà più. Pensi davvero che qualcuno ne sentirà la mancanza? Via, questo palazzo è diventato un luogo più felice, adesso. E lo yoga per cani va fortissimo.”

“Non c’è più nessuno, Scrooge. Nel futuro prossimo, la tua azienda semplicemente non esisterà più
.

“Spirito, non può finire tutto in questo modo. Deve esserci una speranza. Lanceremo un nuovo claim. Mi inventerò una nuova mascotte, basta con lo scoiattolo, potrebbe essere… che so, un coccodrillo che ai bambini piace! Oppure faremo un giochino in cui devi prendere le Cioccochips mentre cadono dal cielo, con un QR code...”

“Basta!” - a sentir parlare di QR code anche lo spirito si spazientì, e come dargli torto - “Scrooge, hai un solo modo per salvare tutto. E questo modo è ritrovare te stesso. Solo così, il giorno di Natale ti porterà la gioia che cerchi. Altrimenti…”

Lo spirito terminò la frase con un brusco gesto, indicando il palazzo spoglio con il dito puntato, senza possibilità di appello.

Scrooge prese a tremare, terrorizzato dalla vista funesta. Si coprì le mani con gli occhi, e tutto divenne nero.

Finale

Scrooge aprì gli occhi, cercando istintivamente un nuovo spirito accanto a sé. Ma stavolta, vicino a lui non c’era nessuno.

L’oscurità che lo aveva perseguitato si era sollevata e la prima luce filtrava dalla tenda: era giorno! Pieno d’entusiasmo, Scrooge balzò fuori dal letto, come un bambino.

Ora aveva capito. La soluzione gli stava davanti, chiara come il sole: ritrovare se stesso. Ma certo! Aveva sempre saputo la cosa giusta da fare, ora doveva solo metterla in pratica.

Ora aveva capito. La soluzione gli stava davanti, chiara come il sole

Chiamò subito il suo assistente, che a vedere la chiamata in arrivo deglutì a forza una fetta di pandoro e si allontanò dai bambini urlanti che aprivano i regali, prima di rispondere.

“Pronto? Ehm… buon Natale!”

“Ma sì, certo, Buon Natale! Ascolta Cratchit, ti rubo veramente cinque minuti, ma devo dirlo a qualcuno prima di dimenticarmene.”

“Ci sono problemi con le campagne?”

“Cratchit, stiamo sbagliando tutto. Tutto! Hai visto il nostro spot? ‘Il nostro modo di volerci bene’? Ma chi parla così? E tu le hai mai assaggiate le CioccoChips? Lasci che i tuoi bambini le mangino?” - nonostante l’invettiva, il tono di Scrooge era gioioso.

“Cerco di evitarlo…” - rispose Cratchit, evidentemente a disagio.

“Esatto! Eppure non facciamo nulla, anzi ci inventiamo il formato famiglia. Così ne puoi avere di più! Perché? Tu non vorresti qualcosa di più sano? Magari senza un quintale di pacchetti di plastica? Cratchit, qualcuno diceva che il consumatore non è uno stupido, è tua moglie.”

Cratchit, qualcuno diceva che il consumatore non è uno stupido, è tua moglie.”

“Mia moglie?”

“In senso generico, Cratchit! Non proprio tua moglie. Nel senso che è una persona come me e te. Vuole quello che vogliamo noi. E forse anche noi dobbiamo tornare a comportarci da persone. È semplicissimo, io l’ho capito solo oggi! Non sarà facile convincere tutti, ma è l’unica strada. Ecco: ti lascio mangiare il tuo pandoro, ne riparliamo a Gennaio. Le persone normali ora festeggiano, non parlano di marketing.”

“Grazie Scrooge. Ma quindi ritiriamo anche Wiffy?”

“No no, Wiffy lo teniamo. Dopotutto ci ha portato fortuna.”


Perché questo racconto?

Quest’anno, Arkage è diventata una B Corp certificata: questo vuol dire che lo scopo delle nostre attività non è solo il profitto, ma la creazione di un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. Siamo la prima agenzia di comunicazione in Italia a farlo. Crediamo che sia la direzione giusta anche per i brand, che sempre di più - nel mondo post-digital - dovranno essere capaci di pensare come esseri umani, invece che come aziende. Come ha scoperto lo Scrooge del nostro Canto di Natale, è proprio tornando alle nostre radici umani che possiamo trovare lo spunto per innovare.


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