<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=794647400734891&amp;ev=PageView &amp;noscript=1">

Il direttore creativo della tua prossima agenzia sarà un robot?

il 03/08/18 8.37 di Mauro Feliziani su

C’è una parte di ogni marketer che lo sogna da sempre. Avere un interlocutore creativo che esegua esattamente quanto richiesto. Immaginiamoci un form in cui inserire i dati del brief e dopo aver cliccato “invia”, ottenere immediatamente una lista di soluzioni creative frutto dell’elaborazione di quel brief da parte di un’intelligenza artificiale. Ecco, se state sperando che esista davvero forse avete un problema più grande della mancanza di fiducia nei creativi di professione, ma tutto sommato più semplice da risolvere: la vostra agenzia non è quella giusta.

 

L’intelligenza artificiale oggi, ormai lo sappiamo, può fare grandi cose. Basti pensare a progetti come Amper Music, che permette l’elaborazione di brani musicali originali a partire da input di stile impostati dall’utente. O alla BBC, che utilizza registi artificiali per le riprese dell’Edinburgh Festival. Oppure a The Next Rembrandt, un progetto artistico di branded content per ING in cui, grazie al supporto di Microsoft, un’AI è riuscita a creare un nuovo capolavoro del grande maestro partendo dallo studio di tutti i suoi precedenti. E anche noi di Arkage abbiamo avuto da poco un’esperienza ravvicinata con degli artisti robotici per il lancio della Nuova Classe A, la prima auto con intelligenza artificiale integrata. Siamo quindi molto consapevoli delle potenzialità presenti e future delle macchine, ma siamo altrettanto consapevoli dei limiti che non potranno essere superati, almeno nel prossimo futuro. Nelle esperienze citate, infatti, tutto ha a che fare con i dati di partenza e con un risultato a cui non si chiede moltissimo, se non fare notizia per il fatto stesso di essere “AI generated”. Ma il punto è: l’elaborazione di un’AI potrà mai fare salti logici che assomiglino a voli pindarici, discostandosi fortemente dai dati di partenza per ottenere una soluzione d’impatto ma efficace allo stesso tempo? In altre parole, l’elaborazione di un’AI potrà mai definirsi veramente creativa, mettendo insieme bellezza, emozione, funzionalità e quel senso tutto umano dell’inaspettato?

 

 

Noi, da creativi, pensiamo che non abbiamo nulla da temere dallo sviluppo dell’artificial intelligence.

Anzi, non vediamo l’ora. Automatizzando alcune funzioni ci lasceranno più tempo per creare cose migliori. Sarà un modo per alzare la barra e separare ancora più di oggi le soluzioni creative di nome e quelle creative di fatto, ovvero strategicamente costruite e prodotte con gusto, visione d’insieme, amore per il brand e per le persone.

 

A voi che aspettate un direttore creativo robot, invece, chiediamo se non sia il caso di fermarsi un attimo a riflettere.

Forse siete stanchi di prese di posizioni velleitarie, pseudo-artistiche o anti-strategiche. Forse siete stanchi di essere voi a dover dare gli spunti, cercando di far alzare la qualità della vostra comunicazione. Magari avete perso fiducia nel dialogo costruttivo tra competenze diverse che porta a risultati superiori, di quelli che non avresti neanche saputo chiedere, perché non erano nei dati in tuo possesso e non avresti potuto inserirli in nessun brief. Ecco, forse siete stanchi di essere voi quelli a cui importa di più. E se siete così stanchi, noi vi capiamo. Vorreste un robot di cui fidarvi, con le sue certezze date dall’analisi di ogni fattore ma pronto a ricevere i vostri input da rielaborare. Un robot a cui affidarvi, con cui essere totalmente in sintonia in quanto a gusto e stile e che addirittura possa essere il vostro punto di riferimento nel mare magnum dei trend della comunicazione. Allo stesso tempo un robot che riesca sempre, in qualche modo, a stupirvi. E ogni tanto, a farvi emozionare.

 

Robot così esistono già e sono i direttori creativi di agenzie come la nostra. Forse voi, semplicemente non ci avete ancora incontrati.

Quando lo farete scoprirete che non vi servono robot ma persone competenti e appassionate, tanto che vi verrà voglia di conoscere il loro parere sincero su tutto quello che intende fare la vostra azienda in termini di comunicazione. E perché no, scoprirete persone che sapranno dirvi anche qualche no, ma fornendo sempre motivazioni così condivisibili da farvi quasi pensare che ogni tanto sia addirittura meglio non avere ragione. D’altronde, siete umani anche voi. Soltanto i robot non sbagliano, anche perché non rischiano mai.

 Se volete approfondire il tema, scrivetemi.

 

My recipe to save the world? “Think whatever, do peace”. Still to be tested though.


Dal Digital Detox al JOMO: il bello di perdersi qualcosa

Perché i brand dovrebbero abbracciare la diversity (e perché dovremmo farlo tutti)


I commenti