Ecco cosa pensiamo di Nintendo Labo, il gioco più post-digital di sempre

il 25/01/18 16.51 di Silvia Cefaro su post-digital gaming products Nintendo

Si potrebbe parlare all’infinito di post-digital, ma come spesso succede per le novità, le capiamo davvero solo quando ce le troviamo davanti. È quello che è successo con Nintendo Labo, l’ultima folle / geniale invenzione di Nintendo: una serie di giochi in cartone, da montare, in grado di interagire con i sensori di Switch, la console di punta della casa. Totalmente post-digital.

Abbiamo chiesto un parere al team Arkage (ma prima, guardatevi il video).

 

 

Simone Giambartolomei - Copywriter e Nintendo fan

 

Nintendo-Labo-Arkage-Post-Digital-Simone-Giambartolomei-1

Ero basito, per il modo in cui Nintendo lo ha presentato: un crescendo di emozioni e di idee.

 

“Da nintendaro quale sono, aspettavo con ansia l’annuncio dell’azienda di Kyoto. 'Un nuovo modo di giocare', diceva il teaser apparso su Twitter solo poche ore prima. A mezzanotte, un’ora dopo la messa on line, ero di fronte allo schermo, F4 (per i profani: basito). E questo non tanto per il concept alla base di Nintendo Labo (vogliamo parlare del nome? o di come i Joy-Con sono diventati Toy-Con? bravissimi), che si inserisce nel mercato quasi vergine del phygital e del DIY, ma per il modo in cui Nintendo lo ha presentato. Il video è stato un crescendo di emozioni e, soprattutto, di idee: tantissime, sorprendenti, urlate e, dove necessario, appena accennate, per lasciare addosso oltre allo stupore la voglia di averne ancora. Due minuti intensissimi durante i quali il focus è stato solo e soltanto sul cartone. Le cartucce chi le ha viste? E la main unit? Sempre in secondo piano. Un mossa che va a braccetto con la strategia Oceano Blu che Nintendo ha sposato da qualche anno. In fondo, perché pescare in un mare pieno di squali quando ci sono immensi atolli ancora tutti da esplorare?”

 

Gabriele Dusi - Project Manager e gamer

 

Nintendo-Labo-Arkage-Post-Digital-Gabriele-Dusi-1

Trovo stupefacente la capacità di pianificazione di Nintendo, che ha progettato un percorso per il lungo periodo.

 

Anche se non rientro nel target di riferimento di Labo, ho trovato l’idea di Nintendo una vera boccata d’aria fresca nel panorama attuale dei videogiochi. Trovo stupefacente la capacità di pianificazione di Nintendo, che ha progettato Switch immaginando un’identità propria e un percorso definito nel lungo periodo.

Pensateci, Labo arriva nel momento giusto, perfettamente inserito nel trend del DIY e in un momento di bonaccia dei competitor. Il lancio di un prodotto simile però richiede tempi importanti tra design, progettazione, sviluppo e distribuzione; questo la dice lunga sulla visione di Nintendo: al lancio di Switch molti si sono interrogati sul senso dell’affollamento di sensori, camere, rilevatori e giroscopi apparentemente inutilizzati ma presenti nella macchina.

Forse rimarrà confinato in un contesto kids&family, forse sarà l’avvio di una community di designer e developer con la voglia di dire qualcosa in più, forse entrambi. Non possiamo ancora stabilire con certezza come reagirà il pubblico.

Quello di cui siamo convinti però è che Nintendo ci ha dimostrato che si può ragionare in modo post-digital, che dobbiamo trovare nuovi sentieri, e che per dare un’esperienza migliore al proprio pubblico forse non basta più aggiornare un processore e cambiare una scheda video.

 

Andrea Ciulu - Strategist e papà

 

Nintendo-Labo-Arkage-Post-Digital-Andrea-Ciulu-1

Rimettere i bambini in contatto con la realtà è la promessa più bella del post-digital.

 

Pensando ai tanti bambini ipnotizzati dagli smartphone, l’idea di poterli rimettere in contatto con il mondo reale, con dei giocattoli di cartone, è confortante. In un certo senso, è la promessa più bella e positiva del post-digital: far sparire la tecnologia, senza per questo dimenticarla, ma facendone il motore di una vita più semplice. Lo schermo c’è ancora, ma non è l’unica interfaccia.

E poi c’è il modello da costruire, è divertente. Nei prossimi anni, sempre più prodotti ed esperienze dovranno avere queste caratteristiche.

Qui però entrano in gioco, oltre ai bambini, anche i genitori: alcuni di questi modelli richiedono ore e ore di montaggio, che molto probabilmente spetteranno al papà o alla mamma. Sbloccare uno smartphone costa molta meno fatica. Insomma, perché i bambini ritrovino il gioco fisico anche noi genitori dobbiamo ritrovare un po’ di tempo da dedicare a loro, sottraendolo magari ai nostri, di schermi.

Cover via @gamerscr.

 


Evento B Corp 23 Novembre 2017: ecco di cosa abbiamo parlato

la comunicazione che dà valore


I correlati

I commenti