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Il post-digital raccontato attraverso tre film di fantascienza

il 16/06/17 10.12 di Fabio Di Felice su post-digital fantascienza

Per deformazione professionale (ne ho scritto per anni!) quando devo spiegare qualcosa di particolarmente complesso, uso sempre il cinema. Questo perché un film riesce a condensare concetti molto difficili, complessi e perfino vaghi nel giro di un paio di ore. Una buona sceneggiatura può raccontarti l’astrofisica con la fantascienza o il pensiero filosofico di Kant senza problemi. Una brutta sceneggiatura non riuscirebbe a rendere lineare nemmeno un picnic al parco.

Ecco perché ho deciso di raccontarvi cosa significa il post-digital attraverso tre film. Sono film di fantascienza, perché è un po’ il genere degli oracoli e dei profeti, ed è facile che alzando l’asticella del nostro concetto di tecnologia si riesca a intuirne il futuro prossimo o addirittura remoto. Inoltre i tre film che seguono hanno anche il grande vantaggio di essere tre pellicole di altissima qualità, ed è sempre meno scontato di quanto si pensi.

 

 

eXistenZ - il futuro del virtuale

 

Partiamo dal mio amato David Cronenberg. Lui è uno che ha piegato il corpo umano sperimentando i deliri di un mondo in cui realtà e finzione non hanno più una vera distinzione. Ed è questo uno dei punti centrali di eXistenZ, film del 1999 in cui si ipotizza che l’industria dei videogiochi sia diventata ormai una vera potenza sociale ed economica. Talmente determinante che le persone si fanno innestare una porta nel proprio corpo in modo da collegare le ultime console di gioco, sempre meno oggetti di consumo, sempre più organiche. Il futuro immaginato dall’autore canadese, nel suo universo semi-distopico, sottolinea inevitabilmente alcune derive horror dello sfalsamento dei piani virtuali.

Si tratta di una dimensione narrativa in cui analogico e digitale non esistono più: il reale, se così può essere definito, è una commistione delle due cose, inseparabile.
Una “
nuova carne” post-digital.

 

 

Strange Days - IL VALORE DEL RICORDO

 

Diretto da Kathryn Bigelow, prodotto dall’allora marito James Cameron, Strange Days è un film del 1995 che sembra sbucato da un racconto di William Gibson.

Grazie a uno speciale innesto gli esseri umani sono in grado di rivivere dei momenti registrati dagli altri attraverso un dispositivo di realtà virtuale super avanzato. Una tecnologia talmente incredibile da riuscire a riprodurre anche le percezioni sensoriali.

Rivivere un ricordo altrui diventa, a tutti gli effetti, viverlo in prima persona. Attorno a questa invenzione, dichiarata illegale, si è sviluppato un florido mercato nero: le clip vanno dai filmini delle vacanze fino agli omicidi e le rapine. Proprio da uno di questi ricordi controversi prende il via un thriller d’azione estremamente visionario, che gioca col concetto del ricordo in un contesto post-digitale: quanto contano i nostri ricordi organici, fallaci e manipolabili, di fronte alla precisione infallibile di quelli digitali?

 

 

Her - L'ATTUALITA' DELLA FANTASCIENZA

 

Her è un film di Spike Jonze del 2013: in un futuro prossimo le intelligenze artificiali hanno ormai raggiunto un grado di raffinatezza tale da riprodurre (e superare) l’acume umano. Queste IA sono però vincolate al servizio dell’utente in sofisticati sistemi operativi montati su computer di ultima generazione. Ma cosa succede quando un uomo, solo, con un matrimonio fallito alle spalle, finisce per innamorarsi (facile quando “Lei” ha la voce di Scarlett Johansson!) di una di loro?

Potremmo definire Her una storia d’amore post-digital in cui uno dei due amanti protagonisti non si vede mai ma è sempre presente: sullo schermo del computer, sullo smartphone, negli speaker in casa.

Un film che insomma sembra dirci: cos’è la coscienza? Si tratta di un’esclusiva tutta umana? Se esistessero IA in grado di replicare la coscienza umana in modo perfetto sarebbe “comprensibile” innamorarsene?

 

Sono innumerevoli gli esempi di narrativa di fantascienza che raccontano in modo chiaro e divertente l’abbattimento delle barriere tra realtà e universo digitale. E noi, oggi, usiamo la fantascienza per descrivere il mondo che stiamo vivendo. Potremmo quasi dire che stiamo “mettendoci al passo” con il genere.

 


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