Francesco Totti è la prova che il mondo è post-digital

il 27/09/17 10.02 di Silvia Cefaro su events post-digital digital marketing

 

TOTTI, UN ROMANO GLOBAL

 

Francesco Totti, classe 1976, è un’icona pop dei nostri giorni, un vero e proprio fenomeno di massa da più di venti anni. Se andiamo a ripercorrere la sua carriera, notiamo  come si è radicalmente trasformato nel tempo il nostro mondo, oltre che il nostro modo di vivere (e condividere) gli eventi e le storie. Quando Francesco Totti ha esordito in serie A, nel lontano 28 Marzo 1993 in un Brescia-Roma, la realtà che conosciamo oggi non aveva affatto preso forma. Non era ancora stata inventata la Playstation, non c’erano gli smartphone né il Wifi e soprattutto non esisteva Google. Impensabile, ma è così. Oggi, come ben sappiamo, il panorama è completamente diverso e da parecchi anni la tecnologia permea la nostra esistenza così tanto da non riuscire più a individuare una linea netta tra digital e non digital, online ed offline. Facebook, Uber, Airbnb: le esperienze sono al contempo fisiche e digitali, non c’è più un confine definito e questo accade davvero ovunque, in tutti i campi. Anche in quelli da calcio.

 

Il mondo si è rivoluzionato anche per lo sport. E’ arrivato il 3D, la realtà aumentata, le dirette negli spogliatoi pre-partita e la distanza fisica dallo stadio e dall’esperienza live pian piano si riduce sempre più. E per i calciatori? Anche il modo di esultare è cambiato. Dopo anni di scritte e dediche sulle magliette indossate sotto la divisa, nel gennaio 2015 Totti ha rotto tutti gli schemi festeggiando una doppietta con la Lazio con un selfie che ha fatto il giro del mondo e che ha reso protagonisti i tifosi. Non è la solita foto con i compagni negli spogliatoi, qui c’è il giocatore simbolo e la sua Curva mentre lo spettacolo è in diretta sui televisori di milioni di italiani. Lo scorso anno, l’inquadratura delle tv satellitari del tifoso che riprendeva in lacrime con il suo telefono la vittoria della Roma contro il Torino - grazie a due gol realizzati in meno di cinque minuti proprio dal Capitano giallorosso - ha raggiunto la società sportiva, che ha dato modo al ragazzo di incontrare il suo idolo. Questo maggio, in occasione della presentazione degli scarpini speciali della Nike per i suoi 25 anni di carriera, Totti ha realizzato con i tifosi presenti il primo video-selfie a 360° della storia del club, video che realizzerà successivamente anche nell’ultimo allenamento con la Roma. Come cantava Bob Dylan, The times they are a-changin’. Anzi, sono già cambiati.

 

TOTTI BRAND MULTI TOUCH-POINT

 

Secondo Pier Paolo Pasolini “il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”. Effettivamente, Totti è stato venerato come un Dio dai suoi tifosi e idolatrato dalla stessa città, gli sono state dedicate canzoni, tesine di maturità, libri, biglietti dell’azienda di trasporto pubblica romana Atac per il compleanno, murales e perfino una piazza. I murales sono un po’ sparsi per tutta Roma, da Monti a Testaccio, da Garbatella a San Giovanni. Su Google Maps, digitando “murales Totti”, compare come “attrazione turistica” il murales di Via Apulia, quartiere Appio Latino, quello in cui è nato e cresciuto il Capitano Giallorosso: 4,4 il voto dato dagli utenti Google, media di ben 16 recensioni. Più di recente, pochi giorni dopo l’addio del giocatore, nel quartiere Testaccio la storica Piazza Santa Maria Liberatrice è stata ribattezzata Piazza Francesco Totti apponendo un adesivo sulla targa originaria. Anche lo stesso Totti è andato a visitare la piazza scattandosi un selfie e postandolo sui social: “Sta pure sul navigatore! Una foto me la dovevo fare…”. Effettivamente, anche qua Google Maps ci indica Piazza Francesco Totti VIII Re di Roma come “santuario”, con votazione 4,9 stelle e ben 38 recensioni. Un esempio emblematico dell’incontro tra fisico e digitale: Totti è sempre stato su un campo di calcio, per venticinque anni, ora continua comunque a essere parte di Roma, non solo nella storia calcistica e nella memoria collettiva, ma anche nelle strade. Ce lo localizza Google Maps stesso.

 

 

28 MAGGIO, L’ADDIO POST DIGITAL

 

L’ultima partita di Francesco Totti con l’AsRoma è stato un evento mediatico di grande risonanza, se ne è parlato per giorni prima e dopo in tutto il mondo e come previsto i biglietti sono finiti in pochissime ore, tra file chilometriche fuori dagli stores e il secondary ticketing con prezzi che arrivavano a cifre esorbitanti. All’Olimpico i presenti erano 70.000, un sold out che per la squadra capitolina non si registrava dalla vittoria del campionato del 2000-2001: gli occhi di tutti erano puntati su Roma-Genoa, tanto che la pagina Facebook della squadra conta 8,8 milioni di fan, ma la diretta live della cerimonia d’addio è stata seguita da 12,4 milioni di persone. Lo stadio era diventato uno solo, fisico e digitale: il tifoso, il curioso, l’avversario stavano vivendo insieme ai presenti quel momento, il silenzio piuttosto surreale di quando Totti ha iniziato a leggere la sua commovente lettera si percepiva sia all’Olimpico che sullo schermo davanti alla diretta live e l’aria di nostalgia che riempiva il campo sportivo era la stessa che si respirava nei post malinconici che affollavano la home di Facebook, o nei tweet e post di Instagram con cui i più grandi calciatori ed ex-calciatori celebravano le sue imprese da ogni parte del mondo.

Qualsiasi fosse la fede calcistica, l’addio è riuscito a commuovere un po’ tutti per una ragione molto semplice: Totti si è fatto abbracciare dal suo stadio e dal suo popolo, fisico e digitale, mostrando la sua fragilità e salutando il pubblico nel modo più semplice possibile, ovvero con un pallone ed una lettera.     

Lo sappiamo: le regole che dovrebbero seguire i brand nel mondo post digital sono tre: be human, be helpful, be handy. E l’ultimo giro di campo di Francesco Totti, con lo stadio e il giocatore stesso in lacrime, è stata l’esempio emblematico di quanto le persone apprezzino il be human.

Dopotutto, cosa c’è di più umano del tempo che passa e di un giocatore che smette dopo venticinque anni nella stessa squadra di fare ciò che sapeva fare meglio, ovvero emozionare?

 

 

Cover image adattata da originale di Simone Ramella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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