Cosa ti resta del Natale quando lavori nel marketing

il 20/12/16 17.55 di Mauro Feliziani su natale

Per chi lavora nel mondo del marketing, le feste sono diverse. Visto che, si suppone, buoni non lo siamo mai stati, a Natale siamo soltanto tutti più stressati.

 Succede soprattutto perché per noi il Natale comincia prima, ma non di qualche giorno. Mesi, almeno. Più o meno dal primo brief su una campagna natalizia passato o ricevuto in pieno luglio, discutendo dell’opportunità di inserire nel layout un fiocco di neve, al fresco di un condizionatore in fan speed massima.

Da lì si susseguono giorni di lavoro dal clima sempre più frenetico, in cui più ci si avvicina alle feste, quelle che tutti aspettano ormai quasi da un anno, più ti sembra di constatare che quella certa magia che dovrebbe caratterizzare il periodo non abbia alcun effetto su di te. Quella magia che include la scelta dei regali, la creazione dell’albero, le ricette tipiche, i buoni sentimenti, le famiglie riunite, non te la godi più perché pensi di conoscerne il trucco. Succede perché in effetti hai contribuito a costruirlo, quel numero di magia, seppur in minima parte.

Ora, tradizione vuole che questa disillusione, questo cinismo, sia del tutto aderente con il nostro ruolo. Perché se lavori nel reparto marketing o comunicazione di un’azienda, o come pubblicitario in un’agenzia, sai che tutti si aspettano da te tantissimo da ogni punto di vista, eccetto, ammettiamolo, sul fronte dell’etica. O meglio, dell’empatia. Un po’ perché il distacco fa più “cool”, e a noi in fondo piace. Un po’ perché di come ci viviamo davvero questo periodo non parliamo mai con nessuno: non vorremmo mai rischiare di essere scambiati per il target.

La realtà è che anche se facciamo finta del contrario, il Natale ci obbliga a fare i conti con il nostro ruolo nel mondo.Perché un po’ buoni lo siamo anche noi (non tutti, chiaro: per alcuni non c’è speranza) e forse vorremmo esserlo di più. Trovare un modo di fare del bene, nonostante il nostro realismo e la feroce consapevolezza della complessità del mondo. Lasciare qualche segno, qua e là, di questo tentativo.

La realtà è che il nostro lavoro è una roba strana: mette insieme talenti, competenze e livelli di fatica a volte improbabili per aiutare un brand a raggiungere i suoi obiettivi. A me piace quando nel farlo si lascia al target qualcosa, in cambio della sua attenzione. Anche solo un pensiero, un ricordo, un consiglio, un’emozione che sia vera: un qualche piccolissimo scampolo di bellezza. Lo so, per molti è poca cosa, una follia, energia sprecata. A me invece piace pensare che ogni pezzo di mondo in cui si mette testa e passione non possa che essere meglio del suo contrario. Che se il valore crea valore, allora lo stai facendo bene. Che in questo tunnel ci viviamo e allora è meglio arredarlo, ma mica per fermarsi. Che poi magari ti accorgi che eri nella carrozza di un treno e stavi andando.Dove? Nel futuro, quello che costruiremo insieme, mediando tra il pragmatismo e l’ingenuità bambina di chi pensa che verità e bellezza possano davvero aiutare a salvare il mondo.

E allora lascio qui un ingenuissimo “buone feste” a tutti voi.  Vi auguro un sacco di momenti veri, di alberi addobbati, di regali pensati, di telefoni muti e cene chiassose, abbracci lunghi e momenti perfetti in giornate troppo corte e infinitamente imperfette. Vi auguro di essere il target, che poi è come augurare di essere persone. E di godervi la pausa che forse ci meritiamo di più: quella da noi stessi.

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My recipe to save the world? “Think whatever, do peace”. Still to be tested though.


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