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The stream of the Arkage

Il marketer e il pesce rosso (e quegli 8 secondi che possono fare la differenza)

Picture of Pasquale Borriello

di Pasquale Borriello

5 dicembre 2018

comunicazione content marketing post-digital

Le persone sono sempre più distratte: abbiamo 8 secondi per catturare la loro attenzione. Con un pesce rosso ci andrebbe meglio: ne avremmo 9. Fare marketing e comunicazione oggi è una missione disperata? 

Sicuramente lo scenario è molto complesso. Da un lato, gli utenti non hanno mai consumato così tante informazioni (anche commerciali) come oggi, dall'altro, la grande quantità dei materiali prodotti dalle aziende non arriva al target di riferimento, anzi, non viene proprio vista da nessuno.

 

Ma partiamo dai numeri. Ogni giorno:

 

- incameriamo 100.000 parole (quasi la lunghezza di un romanzo) e lo facciamo soprattutto attraverso piccole porzioni di testo lette da smartphone sui social;

- siamo raggiunti da oltre 5.000 messaggi pubblicitari mentre siamo per strada, in auto, sui trasporti pubblici, su Internet o in TV.

 

Si parla addirittura di content shock, perché i contenuti che immettiamo anno dopo anno in Rete stanno superando la totalità dei dati che tutta la popolazione digitale riesce a consumare. Una quantità enorme, destinata per ragioni numeriche al dimenticatoio. 

 

content-shock

Come conquistare l'attenzione del pubblico?

 

Ripartendo dal contenuto. Tenendo però bene a mente che il pubblico stesso ha preso il potere: decide cosa vedere, quando e come vederlo. Parlargli con fluidità è un fattore chiave: l'interruption marketing non esiste più e di conseguenza tutto il marketing è contenuto. Ecco perché è diventato superfluo parlare di content marketing in quanto disciplina a sé stante.

Ovviamente deve essere un contenuto che vale la pena vedere, ed è sempre valida la vecchia regola dello Sweet Spot. Il buon contenuto performa sempre, sono quelli non rilevanti a cadere nell'oblio. 

 

Per comprendere come creare contenuti utili bisogna tornare all'utente. Capire qual è l'esperienza del pubblico con il nostro brand ci permette di identificare le fasi più importanti per comunicare nella maniera più efficace il messaggio. Uno standard è la ruota della customer experience che identifica 6 differenti fasi: discover, explore, buy, use, ask, engage.

 

customer-experience-1

Una questione emotiva

 

Non solo. Il pubblico ha pretese altissime e infinite possibilità di scelta. Volubile, incostante, umorale, indirizzato da una singola esperienza positiva o negativa. L’affinità di una persona con un brand riguarda la sfera emotiva dell'essere umano.

 

Si sono ribaltati i rapporti di forza e non possiamo che prenderne atto: oggi, al centro della comunicazione c'è l'utente e non il brand (o l'azienda). Nell'era post-digital è importante guadagnare la fiducia del pubblico cercando di capirlo. Le ricerche affermano che gli utenti non si sentono compresi poiché le aziende li trattano come target, non come individui. Ecco spiegato il motivo per cui la comunicazione ha perso la sua capacità di influenzare le decisioni di acquisto.

 

È necessario tornare alle origini e far fruttare al meglio quegli 8 secondi di cui parlavamo all'inizio. Buon lavoro.

 

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Pasquale Borriello

5 dicembre 2018



L'acquisto nell'era post-digital: in-store vs eCommerce

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Pasquale Borriello

5 dicembre 2018